Silvio Forever: la rassegna stampa
NIENTE DI PERSONALE: L’INTERVISTA A GIAN ANTONIO STELLA E SERGIO RIZZO
Who wants Silvio forever - la Sora Cesira feat. Silvio Berlusconi
Marcoré: come sono diventato Berlusconi
Fonte: Giulia Santerini, Trovacinema
Recensione di Lidia Ravera
Fa paura“Silvio forever”, di Roberto Faenza e Filippo Macelloni. Scritto da Gianantonio Stella e Sergio Rizzo. L’ho visto sta mattina al “Quattro Fontane”, platea gremita di giornalisti. Accoglienza freddina. Domande infastidite. Una su tutte, mezza detta, mezza sottintesa: ma chi lo va a vedere sto film? Per “quelli che Berlusconi gli fa schifo” è troppo poco antagonista. Per quelli che lo amano è troppo sarcastico. Dal tavolo degli autori fioccano i distinguo: “fare un film contro B. è troppo facile”. “ Questa è una autobiografia. Parole sue. Non è né pro né contro.”. Infatti, non è né pro né contro.Quindi: Handle with care, maneggiare con cura. Però maneggiate, please!. Cioè: andate a vederlo. Vietato astenersi. Esce venerdì. Se andate allo spettacolo delle 20, 30, fatevi prima un robusto aperitivo. Se andate allo spettacolo seguente, un litro di rosso è la prescrizione minima. Vederlo da sobrii, alle dieci del mattino, è una prova dura. E’ un film doloroso, nella sua spietata scelta stilistica. La voce narrante è quella dello stesso Berlusconi. E’ lui che si racconta, da quando si infilava fra le gambe di suo padre per entrare allo stadio senza pagare il biglietto a quando lasciava l’aula di uno dei suoi innumerevoli processi, perché un uomo importante ha ben altro da fare, mica ha il tempo di ammuffire in Tribunale. E’ sua la voce, sostituita talvolta da quella, quasi perfettamente uguale, di Neri Marcorè. Sono sue tutte le parole. Una sequela ininterrotta di autocelebrazioni infantili, ossessive. E’ una sua modalità consueta, quel parlar di sé in terza persona, come un bambino dissociato, come un vecchio rintronato. E’ suo il parcoparole: un basic italian a prova di analfabeta. E’ suo il faccione, bruttino fin da giovane, che giganteggia sullo schermo. E’ suo il sorriso indossato come la livrea del servo sciocco, al servizio del padrone furbo e criminale. E’ sua la scissione fra una parte di se arlecchino, che carambola e caprioleggia, e l’altra parte di se, il monarca assoluto, avido e manipolatore, corrotto, disonesto, egoista. Un film doloroso. Un film su un caso clinico, se vogliamo…ma: vogliamo? Sarebbe saggio, volere…è sempre saggio voler sapere. Ma ci fa paura. Ci fa paura dover riconoscere di essere stati governati per vent’anni, e condizionati per trenta, da una personalità disturbata. Un mio amico psicoanalista, Sergio Molinari, aveva iniziato, con me, l’estate scorsa, un discorso molto serio su Silvio Berlusconi visto come un individuo mai sortito dalla fase schizoparanoidea…Non ha fatto in tempo a portarlo a termine… l’angoscia strisicante che mi ha provocato la visione di “Silvio forever” mi ha ricordato l’inquietudine con cui lo ascoltavo . Da questo film coraggioso e non compiacente si esce atterriti. “Ma come? E’ il ritratto di un uomo bonario , mariuolo ma simpatico”, hanno detto alcuni dei presenti in sala. No, è il ritratto di un uomo pericoloso e detestabile. Un narcisista assoluto. Superficiale arrogante e cialtrone. E poi,comunque, la malinconica verità del film è un’altra. Andatelo a vedere e poi ditemi se non ho ragione: “Silvio forever” è il ritratto di una buona metà degli italiani…Riempiono le inquadrature più terrificanti: quelli che ridono con lui , che cantano inni elementari, che capiscono soltanto le sue 100 parole e le sue quattro promesse (peraltro non mantenute) …ma quelle le capiscono benissimo… Questi uomini e queste donne, cari compagni di sventura, sono considerati, ormai in tutto il mondo, “gli italiani”. Ed è di loro che dobbiamo avere paura. Di quelli che ridono con lui, mentre noi, divertiti e rassegnati, ci attardiamo a ridere di lui.
(Fonte: Lidia Ravera, Il Fatto Quotidiano)
La recensione di Cineblog
Inondato dalle polemiche politiche mediatiche, nate dall’incredibile censura preventiva dell’ultima Rai berlusconizzata nei confronti di un misero spot tv, Silvio Forever venerdì 25 marzo uscirà nei cinema d’Italia. Calorosamente accolto nella Capitale da una ricca platea di giornalisti, il documentario, diretto a quattro mani da Roberto Faenza e Filippo Macelloni, e scritto dagli autori de La Casta, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, ci porta per mano nella vita di colui che da quasi 20 anni catalizza l’attenzione dell’intero Paese, Silvio Berlusconi. Amato e odiato, Berlusconi ha contribuito a scrivere le ultime pagine di storia tricolore, segnando due decenni di politica nazionale.
Più volte negli ultimi anni abbiamo visto documentari occuparsi della sua persona, ma mai come intelligentemente fatto da Silvio Forever, autentica autobiografia non autorizzata. Perché a raccontare la propria vita è lo stesso Berlusconi, in prima persona. Gli 80 minuti di pellicola ci mostrano immagini di repertorio, in arrivo soprattutto dall’inesauribile rete, vero e proprio archivio storico di questo nuovo millennio, con la voce di Berlusconi, in molti casi ovviamente riprodotta tramite imitatore, che ‘racconta’. Aneddoti reali, resi pubblici dallo stesso Premier, attraverso interviste, dichiarazioni, interventi tv, comizi e articoli di giornale, qui cronologicamente montati, in maniera talmente sapiente e riuscita da regalarci una tragicomica soap opera nazionale, in onda da 17 anni, che sembra non voler conoscere la parola fine.
Perché fare un altro documentario su Silvio Berlusconi? Magari fazioso, di parte, comunista, bugiardo? Dubbi sorti nelle settimane passate dinanzi al trailer di Silvio Forever, apparentemente ennesimo ‘film’ sull’uomo più amato e odiato d’Italia. Peccato che questo ritorno al documentario politico da parte di Roberto Faenza, a 33 anni da Forza Italia, sia diverso. Intelligentemente diverso. Perché Faenza e Macelloni, a braccetto con Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, si sono ‘limitati’ a ricostruire parte della ‘vita’ di Silvio Berlusconi, riportando solo quanto da lui stesso detto, raccontato. Attraverso filmati, alcuni dei quali chicche introvabili e di inestimabile valore mediatico, e registrazioni audio, ben confezionate attraverso un montaggio incalzante e preciso, cinico e satirico, tanto da ricordare spesso e volentieri quanto fatto da Blob dalla prima puntata mandata in onda fino alle ultime dei giorni nostri.
Dal 1936, anno della sua nascita, conosciamo il Silvio bambino, i primi lavoretti, i primissimi soldi guadagnati, la carriera d’imprenditore, il boom della tv privata, i successi con il Milan, la discesa in campo contro i comunisti, le persecuzioni giudiziarie, gli scandali e le storiche gaffe, arrivando clamorosamente fino a questi giorni, con il Rubygate in primo piano. Enorme il lavoro portato avanti da autori e registi, pur di rimanere sul pezzo, montando praticamente fino all’ultimo giorno disponibile, tanto da ‘accusare’, qualitativamente parlando, nel finale, tirato probabilmente via troppo velocemente e forzatamente concentrato su donnine e minorenni, aihnoi purtroppo tristemente note.
Entriamo così nello storico ‘mausoleo’ di Arcore, vediamo l’amata mamma Rosa incensare il figlio, Don Verzè raccontarci aneddoti ‘biblici’ da brividi, i conduttori Fininvest, compresa una giovanissima e telecomandata Ambra Angiolini, ‘orientare’ il voto del 1994, l’ex moglie Veronica Lario accusare il ‘drago e le sue vergini’, i figli, Marcello Dell’Utri sottolineare che ‘no, la mafia non esiste’, Umberto Bossi nel lontano 1994 giurare che mai più avrebbe appoggiato un Governo Berlusconi, i file audio di Patrizia d’Addario direttamente dal ‘lettone di Putin’ di Palazzo Grazioli e soprattutto lui, l’uomo Silvio, egocentrico, vanesio, megalomane, sbugiardare se stesso, raccontare barzellette, mostrare un’immagine di se’, da super uomo, che rasenta il ridicolo, per non dire il patetico, tra annunci e smentite, frasi ad effetto ed accuse.
“E’ il più grande piazzista del mondo“, ricorda un quasi inorridito Indro Montanelli, e il messaggio, tanto diretto quanto criticabile dai più fedeli sostenitori del Premier, arriva, dritto, concreto e conciso. Un innegabile pregio, per un documentario che in 80 minuti ’spoglia’ l’uomo più famoso d’Italia, il più ricco, il più chiacchierato, il più odiato ed invidiato, amato e deriso, che incredibilmente, ed involontariamente, si racconta in prima persona, costruendo un’immagine di se’ devastante, per quanto farsesca, truccata e straordinariamente televisiva, ‘prodotta’ ad arte per vendere e conquistare, tanto da diventare sogno ed incubo di un intero Paese, da 20 anni addormentato dinanzi alla sua figura.
Chi vedrà Silvio Forever scoprirà un uomo più definito e meno astratto, surreale per quanto eccessivo e dotato di ‘poteri’ straordinari, derivanti da nessuna razza aliena ma da un impero mediatico di proporzioni mostruose. Peccato che questo Silvio Berlusconi, a molti sconosciuto, rimarrà probabilmente tale, perché difficile, se non impossibile, portare le ‘masse’ in sala per vedere un’opera simile, vista come ‘di sinistra’, ‘comunista’, ‘faziosa’. Etichettata sul nascere, rischia quindi di mostrarsi ad un pubblico già informato, consapevole, conoscitore e soprattutto in grado di poter e saper attingere a fonti difficilmente censurabili, come la rete. Ma anche in questo caso l’impatto è devastante, avvilente e purtroppo comico, perché si ride più con Silvio Forever che con Checco Zalone. Se non fosse che uno dei due protagonisti lo fa per mestiere, mentre l’altro è il Presidente del Consiglio di questo straordinario e contraddittorio paese, chiamato ad aprire gli occhi davanti ad un riuscito documentario ‘autobiografico’ che ammicca al mondo della soap, raccontando fatti e personaggi che purtroppo non hanno nulla, ma proprio nulla, di Beautiful.
(Fonte: cineblog.it)
NUOVO SPOT DI SILVIO FORVER: LA RAI LO MANDA IN ONDA
Domenica 20 Marzo la Rai ha trasmesso il nuovo spot di Silvio Forever. Il film debutterà nelle sale il prossimo 25 Marzo.
Berlusconi intervista Berlusconi
La voce del Cavaliere che parla di se stesso. Le immagini tv delle sue gesta. Le parodie del premier che impazzano nel mondo. Ecco il film-scandalo che la rai ha già censurato.
Colloquio con Roberto Faenza di Malcom Pagani
Vorrei fare un documentario Dc… Era il 1977 e Roberto Faenza, sublimato il desiderio con “Forza Italia”, si ritrovò fuori dai confini del Paese. Quindici anni di esilio. La pena massima per aver sparso ironia (in complice delitto con Marco Tullio Giordana, Antonio Padellaro e Carlo Rossella) sulle nefandezze della Dc. Tre decenni dopo, in un villino liberty con vista Tevere, zaino accanto ai piedi e idee in testa, Faenza ci riprova. “Silvio forever” è il “Forza Italia” del 2011, ma l’idea, diabolica, è che su Berlusconi questa volta si esprima direttamente Silvio Berlusconi. Un lavoro segreto durato tre anni. L’aiuto di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: («Il progetto originario avrebbe dovuto occuparsi della Casta») e una certezza: «“Silvio forever” non sarà uguale a nessun altro film sul tema». Se lo provochi insinuando l’eccessivo sfruttamento della miniera, Faenza ti osserva con paziente commiserazione. Mentre ne parla per la prima volta con “l’Espresso”, somiglia al ragazzo resistente che intentò causa del governo americano nel ’70: «Tre giorni sotto i lacrimogeni per manifestare contro Nixon», rievoca, «con i soldi ottenuti comprai il mio primo appartamento». Con il potere, l’atteggiamento è lo stesso di allora. Litigi con il Pci, indifferenza verso destra. È elettrico, felice, refrattario alle terrazze romane. Parla quattro lingue, insegna, viaggia. «Mi hanno sempre guardato con sospetto». La monografia è un tuffo nel rilancio e non nella rinuncia. Lezione di affabulazione, biografia non autorizzata, malattia senza meta alla ricerca di un antidoto. Al centro un attore: «La sintesi tra Sordi, Gassman e Tognazzi». E dietro, nella solita mancanza di finanziamenti, una divisione in capitoli e l’atroce sospetto che con il pretesto dell’affresco storico, Faenza e la sua banda parlino proprio di noi. Il 22 marzo proiezione per la stampa. Tre giorni dopo, con Luky Red, “Silvio forever” arriverà nelle sale. Quasi 20 anni dopo un politico che «usa un linguaggio semplice, arriva alla pancie della gente, alza i toni e di preferenza, la spara grossa».
E vince?
«Bersani è una brava persona, ma quando appare in tv ti spinge alla fuga».
Berlusconi invece?
«Divide, seduce, fa parlare di sé. Chi lo detesta, chi lo ama. L’amore è un grande tema. In “Silvio forever”, Berlusconi suggerisce come domarlo: “Quando invito una ragazza non le indico mai un giorno preciso. La lascio nel dubbio: vuoi uscire di venerdì o preferisci il sabato?”».
La ragione del diversivo?
« La spiega Silvio: “Non ha il tempo di dire di no e io ottengo l’appuntamento”».
Non male.
«A Taiwan esiste una tv che trasmette un tg in 3D su Berlusconi. Ai tempi del caso Ruby, il Cartoon divenne un fumettone erotico. L’archivio sul nostro uomo è inesauribile. Lo mostreremo. Forse me la faranno pagare, ma ho una certezza: “Silvio Forever” è un’impresa di valore storico».
Ne è sicuro?
«Convintissimo. Con l’altro regista, Filippo Macelloni, abbiamo vissuto giorni pazzeschi. Stella e Rizzo chiamano per correggere le virgole. Una santa maniacalità».
A qualcuno “Silvio forever” già non piace. La Rai ha preventivamente bloccato gli spot con Berlusconi e mamma Rosa.
«I servi sciocchi non sono una novità. All’epoca di “Forza Italia”, il democristiano Mauro bubbico minacciò: “Cacceremo a calci chi ha passato i filmati a Faenza”. Promessa mantenuta che speriamo non si ripeta. La censura è demenziale. Quella su mamma Rosa, poi, è parossistica».
Problemi nel reperire il materiale?
«Con Mediaset era inutile provare. Con la Rai siamo stati prudenti, mantenendo segreto il motivo di certe richieste. Nel ’77 ci comportammo quasi nello stesso modo. Inviammo un’ingannevole lettera alla tv di Stato e all’Istituto Luce per realizzare un film fittizio: “30 anni di Repubblica”».
Risposta?
«Ci cascarono. Una volta dentro gli archivi non ci vennero scrupoli».
Torniamo a “Silvio forever”. Come avete fatto a legare le epoche lontane?
«Anni fa Paolo Guzzanti, in veste di biografo, aveva registrato ore di conversazione con Berlusconi. La prospettiva era farne un libro. Ci siamo appropriati del sonoro e solo quando il deperimento dell’originale non consentiva alternative, abbiamo utilizzato Neri Marcorè, desatirizzato, in veste di supplente».
Il dono di Guzzanti è stato importante?
«Basilare per narrare l’infanzia del capo, svelare l’edificazione del mito e ritrovare la radice di pulsioni mai sopite. Prenda i comunisti».
L’ossessione principe.
«In “Silvio forever” Berlusconi si vanta di essere andato ad affliggere, a soli 12 anni, i manifesti della Dc nel 1948. “Madre, salva i tuoi figli dal bolscevismo” cose così, concetti lievi».
Come appare il Berlusconi minorenne?
«Nessuno sa se quel che racconta sia vero, ma intanto lo seguiamo sullo schermo mentre porta il latte ai fanciulli poveri o si improvvisa precettore dotato di superiore sapienza. Riscrive i compiti, elabora i teoremi, corregge le tabelline».
Gratuitamente?
«No, altrimenti non sarebbe Berlusconi. Si fa pagare, ma se i compagni di scuola prendono cinque, restituisce i soldi».
Tra madre Teresa e Rockefeller.
«È filantropo e imprenditore. Il più buono e il più bravo. Sempre. Se va alla fiera, racconta, vende meglio e più degli altri già a 16 anni. A casa poi, depone il bottino sul comodino del padre».
Si è paragonato a Napoleone.
«Che c’è di strano? Sabina Bègan, l’ape regina di tanta sottoletteratura sulla satiriasi, non dubita: “Per me è come Gandhi”. Una scena notevole».
La vedremo?
«Certo, non si vuole divertire? Passerete dal Silvio chansonnier alle cene dell’Unione europea, al donatore di dentiere. Dall’alfiere della lotta al cancro, al martire offeso dall’odio contundente degli oppositori».
Altro?
«L’imprendibile versante internazionale. Berlusconi in visita ufficiale che per conversare al telefono fa aspettare la Merkel dieci minuti davanti ai fotografi è già un pezzo di storia del cinema. Il personaggio ha i tempi comici e l’immediatezza dialettica di alcune maschere che ho conosciuto alla fine degli anni Sessanta».
Maschere popolari?
«Ascolti. Un giorno, sul set, non riesco a fermare un attore alle prese con un tapis roulant impazzito. Lo vedo stravolto e mi preoccupo. Urlo all’attrezzista “decelera per carità, decelera” non succede nulla. Gli vado vicino e agitato gli dico: “Fermalo per Dio, presto” e quello, serafico: “A dottò e se sapevo che voleva dì decelera che stavo qui a lavorà per lei?”. È una freddura, ma per la battuta Berlusconi si farebbe prete».
Torniamo seri. L’opposizione?
«Nel film è quasi assente. Abbiamo preferito dare spazio ai comici, in un ribaltamento di prospettiva voluto e meritato. Allo Showman planetario, contrapponiamo i suoi omologhi. Fo, Benigni, Cornacchione e Luttazzi sono molto più credibili dell’opposizione».
Vi detesteranno trasversalmente.
«Come ai bei tempi. Ma dopo apprezzeranno, a iniziare da Berlusconi. Aldo Moro negli ultimi giorni del calvario di via Montalcini, scrisse di “Forza Italia”: “È l’istantanea più fedele della spregiudicatezza della Dc”. Povero Moro. Il film l’aveva visto davvero. Ci ho pensato per anni».
“Forza Italia” andava giù duro.
«Il film rappresentò uno choc. Saragat ubriaco a colloquio con Nixon, le risse congressuali, il turpiloquio di Donat Cattin. Uscì nel gennaio ’78, visto da 300 mila persone e fu smontato in fretta a poche ore dalla strage di via Fani. La Dc mi scomunicò a mezzo stampa su “La Discussione”. “Ecco come Robertino racconta le bugie”».
L’incantesimo durerà a lungo?
«Guardi che Berlusconi non ha plagiato il Paese, ne ha soltanto intercettato gli umori. Qualcuno crede che Silvio sia il mago Cipolla di Thomas Mann. Il ciarlatano che irretisce il disgraziato, gli fa sognare orizzonti di gloria, donne e al risveglio, lo lascia con le sue illusioni».
Analogle con Mussolini a parte, il mago paga l’azzardo con la vita.
«Comunque vada a finire, il berlusconismo non morirà con Berlusconi. Le adunate oceaniche che Stella ha giustamente insistito per mettere in “Silvio forever” non sono un effetto ottico. L’ostensione del capo è parte integrante della liturgia identificativa».
Sia Luky Red, il distributore, sia lei, avete lavorato con Medusa. La imbarazza filmare un film su Berlusconi?
«È un ragionamento senza senso. Conosco il postulato: “Fanno film contro premier e prendono soldi da lui”. Io lavoro con chi apprezza le storie che propongo, emigro volentieri, ho uno sguardo neutro. Il resto è per gli sciocchi».
Ha mai incontrato Berlusconi?
«Mai. Mi confrontai con i rappresentanti della Mondadori però. Avevano comprato “Forza Italia” per distribuirlo in vhs. Mi avvertirono: “Sarebbe meglio se cambiasse il titolo”. Non mossi un muscolo, fui laconico: “Vi do un suggerimento: cambiate voi il nome del partito”».
Scambio tenue.
«Però rispetto ai tempi di Forza Italia ho il cuore in pace. Allora, in buona compagnia, odiavo la Dc e mi illudevo che la dissoluzione che anticipammo di un quindicennio fosse a un passo».
Oggi?
«Non odio più, osservo. Non altero, registro divertito. In “Silvio forever” parla Berlusconi e se traligna, tutt’al più si tratta di autodemolizione».
Un ribaltamento di prospettiva.
«Che Berlusconi riconoscerà come un tratto peculiare. È Fatto così. Esagera e quando è necessario. Minimizza. Una cena con venti ragazze a Palazzo Grazioli si trasforma in innocente convivio di persone che si comportano “correttamente” e il bunga-bunga, in brindisi elegiaco. Vedrà che qualcuno parlerà di film berlusconiano. In ogni caso, il tema del maschio è antico. Le racconto una cosa».
Dica.
«Nel ’69 girai un film strano, “H2s”. A Kubrik piacque, alle autorità un po’ meno. Lo sequestrarono per tre anni, Nei primi minuti si parlava di un mondo in cui “il più forte dei maschi si isolava con le femmine in una specie di harem”. Come vede, non è cambiato molto».
Giuliano Ferrara parla di moralismo.
«Non mi turba il Berlusconi libertino. Mi indigna l’incapacità di prendere posizione delle gerarchie ecclesiastiche. Se Bagnasco cita la moralità e un istante dopo attacca i giudici, non posso non riflettere sulla mancanza di coraggio».
Lei ne ha avuto.
«E con me Macelloni, Stella e Rizzo. Gli devo una dedizione da ventenni e la scoperta di un’infinità di perle tra cui la canzone che dà il titolo al film».
Loriana Lana, “Silvio forever”. Più di un inno al premier. Leggiamo il testo: “Nobile e giusto/tu ci piaci per questo”.
«Un soffietto sublime, quasi sconosciuto, lunare. Oltre il culto della personalità, svetta “Silvio forever”. L’ha scritto una giovane innamoratissima».
L’elisir di Silvio. Lo ritroveremo alle Bahamas?
«Preferirebbe suicidarsi. Se ceni con Obama, tramontare davanti alle palme è un inaccettabile passo del gambero».
Fonte: Malcom Pagani, L’Espresso, 24 marzo 2011
“Silvio forever”, la Rai sospende lo spot
Il film parla di Silvio? La Rai non manda in onda lo spot. “Questa mattina la Rai ha comunicato di aver sospeso la messa in onda dello spot del film ‘Silvio Forever’, programmata da domenica prossima, 6 marzo. La decisione è stata motivata con non meglio specificati approfondimenti in corso da parte dell’ufficio legale di viale Mazzini”.
E’ quanto si legge sul sito di Silvio Forever, film distribuito dalla Lucky Red. La pellicola, in uscita nei cinema il 25 marzo, è di Roberto Faenza e Filippo Macelloni con la sceneggiatura di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (autori del libro La Casta).
“Silvio Forever”, sottotitolo “Autobiografia non autorizzata di Silvio Berlusconi” è il racconto attraverso le immagini di repertorio delle vicende politiche e personali del premier, “strepitoso personaggio della commedia dell’arte – si legge nella sinossi – capace di offrire miriadi di spunti per una avventura cinematograficamente immaginabile. Piaccia o non piaccia, nessuno è più rappresentativo dell’Italia di oggi quanto il Cavaliere”.
Dal canto suo la Rai ha replicato con una nota in cui nega l’esistenza di qualsiasi forma di censura. “Lo spot della Lucky Red sul film ‘Silvio forever’ è stato giudicato ‘inopportuno’ dalle strutture Rai preposte – spiega Viale Mazzini – nella parte in cui riproduce una dichiarazione di una persona scomparsa (la madre del premier, ndr), piegandone immagini e parole a fini satirici”.
“La Direzione Affari Legali di Rai, limitatamente ai fotogrammi in questione, non ha potuto peraltro escludere rischi di azioni risarcitorie per offesa alla memoria della defunta. Nessun rilievo invece per il resto del filmato – conclude la Rai – che senza tali immagini potrà essere riproposto”.
Fonte: Il Fatto Quotidiano, 3 marzo 2011
“Silvio forever”: nei cinema (a sorpresa) la biografia non autorizzata del premier
ROMA - Da Mamma Rosa ai festini, passando per il salotto televisivo di Vespa. C’è questo e molto altro, in uno dei segreti cinematografici meglio custoditi degli ultimi anni: si chiama Silvio Forever, è diretto da Roberto Faenza, e Filippo Macelloni, e viene definito dal regista e dai suoi autori - i giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo - una “autobiografia non autorizzata” di Berlusconi.
La pellicola - distribuita dalla Lucky Red di Andrea Occhipinti, che ha già maneggiato negli anni scorsi film politicamente esplosivi come Il Divo - arriverà nelle sale il prossimo 25 marzo. Un’uscita un po’ a sorpresa: tutti i partecipanti a questa avventura cinematografica, che viene alla luce nel momento più complicato della carriera governativa del premier (basta pensare ai quattro processi in corso), hanno mantenuto il silenzio. Adesso, però, il comunicato ufficiale squarcia il velo su questo progetto. Destinato, ovviamente, a far discutere.
Silvio forever, come si vede dal trailer appena reso pubblico, non è un film di finzione: non c’è un attore che interpreta il personaggio. Fa parte quindi della categoria dei docufilm, o meglio dei film di montaggio: attraverso materiali di repertorio, viene ricostruita l’avventura umana, imprenditoriale e politica dell’uomo che più di ogni altro ha segnato l’Italia degli ultimi decenni. Un ritratto caratteriale, emotivo, psicologico di Berlusconi: non a caso, all’inizio e alla fine del video vediamo parlare mamma Rosa, ora defunta, personaggio chiave non solo della famiglia, ma anche del modo di rappresentare se stesso del presidente del Consiglio. Tra i due momenti in cui parla l’anziana signora, vediamo alcune tappe fondamentali dell’ascesa (e del possibile declino) del protagonista: la battuta pronta, l’utilizzo del salotto televisivo (come quando dice a Vespa di essere l’unto del Signore), le ragazze che a Palazzo Grazioli fotografano tranquillamente il bagno, come emerso all’epoca dell’affaire D’Addario.
E a garantire l’autenticità giornalistica di quanto raccontato, c’è la sceneggiatura scritta da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, cronisti del Corriere della Sera e autori del libro La Casta. Mentre il valore anche stilistico dell’opera è affidato a un regista raffinato come Roberto Faenza, autore di film come Il caso dell’infedele Klara, I giorni dell’abbandono e Prendimi l’anima. Una cosa comunque è certa: conoscendo questo gruppo di realizzatori, il ritratto che emergerà sarà lontano da quelli, celebrativi, a cui ci ha abituato la stampa che fa capo al premier, a cominciare da Chi. Ecco allora la chiave diversa, che traspare già dalle prime note presenti sul comunicato ufficiale: “Comunque la si pensi, al di là dei meriti per cui lo osannano e dei demeriti per cui lo disprezzano. è uno strepitoso personaggio della commedia dell’arte, capace di offrire spunti per un’avventura cinematograficamente inimmaginabile”.
E adesso, questa ricostruzione dell’epopea berlusconiana arriva nelle sale: ancora imprecisato il numero di copie in cui il film sarà distribuito, la Lucky Red ci sta lavorando proprio in queste ore. Si aspettano, a strettissimo giro, le prime reazioni politiche.
Fonte: Claudia Morgoglione, Repubblica.it, 25 Febbraio 2011

